| Descrizione:
I laghi Alimini ricchi di pesce, il parco marino di Porto
Selvaggio, e il parco sottomarino di Porto Cesareo. Coste di
indimenticabile suggestione. Spiaggette furtive come lacrime e tenere come
preghiere con l'infinita distesa blu nella cavalcata a perdifiato verso la fine
del mondo di Leuca, imponente faro a vegliare sul ritorno del navigante.
Finché irrompono grasse le sabbie dello Ionio ed è una festa continua di spiagge
tropicali arroventate di sole.
C'è poi il Salento dei paesaggi. Il Salento della città bianca di
Ostuni che di sera sembra schizzare verso il cosmo come un'astronave. Il
Salento interno dei cento piccoli paesi, ciascuno con una piazza e un campanile
e le case basse. Il Salento stordito di cicale e uggioso di calore. Il Salento
di pietra delle "pagghiare" e della macchia mediterranea sempreverde. C'è
poi il Salento dell'arte, a cominciare dal quel "triangolo del barocco"
tra Lecce, Martina Franca e Ceglie Messapica, una forza
magnetica che cattura fino al perdi mento. Lecce è la Firenze del Sud, tutta un
fregio, con quelle sculture fatte di cesello più che di scalpello. Così Lecce è
unica, sfarzosa, lussuosa, sontuosa, solare, esposizione di barocco a cielo
aperto con la stupefacente facciata di Santa Croce e Piazza del Duomo, poi sant'
Oronzo salotto della città, l'anfiteatro romano e il Palazzo del Seggio e poi i
palazzotti , le ringhiere e i portoncini con gli stemmi. Lecce è una città
bella. Poi Gallipoli, "città di terra dentro il mare"
circondata dai suoi bastioni, sempre contesa per la sua strategica posizione, la
parte antica poetica "isola della luce" davanti al solito mare che fugge ad
Oriente. Città bella è Otranto, un destino più che una città, le palle di
cannone nelle stradine del centro storico, da quell'agosto del 1480
rimasto scolpito nella storia della cristianità. E le ossa dei settecento
martiri trucidati dalle lame dei saraceni di Achmet Pascià sono l'incubo della
morte nella romanica cattedrale dominata dalla meraviglia dell'Albero della
Vita. Da Otranto fino a Leuca, dai villaggi turistici alle casine padronali
che sembrano regge, prima dell'incrocio fra l'Adriatico e lo Ionio, il Salento
aggrappato alla roccia snocciola un gioiello dopo l'altro, da Santa Cesarea
Terme a Castro a Tricase, le case in alto e
l'ospitalità che lasciava sempre un posto a mensa perché ogni ospite poteva
essere un dio in incognito. E dove c'era fede c'erano magia e mistero,
nella grotta Romanelli, e le tremila pitture dei nostri antenati di Porto
Badisco, e i pipistrelli nella grotta Zinzulusa, e gli occhi infiniti che dalle
Centopietre di Patù, angosciente monumento funerario, paiono osservarci
in un tempo senza fine.
E infine Galatina risuona ancora della "pizzica" che con la "smania
convulsiva e irresistibile di ballare" liberava i tarantati dal veleno di un
ragno che non esiste.
A completare le sorprese di una terra mai completamente scoperta. |