| Descrizione: Il Gargano è il Tibet del Mediterraneo. "Terra felice" la battezzò
l'eroe greco Diomede qui sbattuto da una tempesta al ritorno dalla guerra di
Troia. E nella pace incantata delle isole Tremiti uccelli notturni lo
piangono in eterno. Qui Lucio Dalla cantò "come è profondo il mare". Qui
è paesaggio "toccato da Dio". Così Mattinata con la sua baia avvolgente
come un abbraccio. E una lingua di sabbia si alterna ad una tenera grotta marina
fino a Mattinatella, alla dolcissima Baia delle Zagare, a Vignanotica
in un'emozionante altalena di bellezza e di fantasia. E un brivido accompagna lo
stupore del viaggiatore sulle barche infilate dai pescatori nelle cappelle
scavate dalla risacca. E tra faraglioni, scogli imponenti come sentinelle, e
baie carezzevoli, l'antico sapiente sole ci accompagna a Vieste, tutto
ciò che credevamo non esistesse più. Dal gigante di pietra di Pizzomunno,
la testa del mondo, che ogni anno ritorna uomo per cercare e non trovare la sua
Cristalda figlia degli dei, parte la stremante litania degli scenari mozzafiato,
una costiera quasi irreale ricamata in forme inimitabili, un "inceder bizzarro,
da danza zingaresca", una fuga di colori, di silenzi, di riflessi, di folgoranti
archi e architelli fulminati dallo stesso chiarore che accese tutto. Ed ecco
Peschici, il paese-presepe aggrappato ad una rupe e ardito come una nuvola.
E poi sfila Rodi Garganico, la città giardino, profumata di aranci e di
limoni. Andiamo al riparo di un pino sulla litoranea fra le più arrischiate del
mondo. Eccola lì la roccia tagliata a vivo, il cielo a bocca aperta, l'attimo
della creazione.
E seguiamo la via della resina fino all'interna Vico del Gargano e alla
Foresta Umbra che sembra un pezzo d'Europa del Nord, 'impressionante e
quasi biblica grandiosità, le altissime piante millenarie, "immense ciminiere",
muraglia verde trafitta da lampi di luce. Una foresta scampata al Gran Diluvio,
e con i caprioli e i daini scesi dall'Arca dì Noè, E lancia l'allocco il suo
melodioso richiamo. Ma il Gargano dell'anima è anche i Gargano sacro percorso da
pellegrini alla caccia delle voci di dentro. Qui sono sentieri della salvezza
per secoli risaliti fino al Santuario dell'Arcangeo Michele a Monte
Sant'Angelo, luogo terribile con un santo guerriero della fede più che
cristiane consolatore. E gli affamati di spirito vanno a San Marco in Lamìs
come i crociati prima di prendere l'avventura della Terrasanta. E in milioni e
milioni oggi portane la loro speranza dolente davanti alla tomba del Santo Padre
Pio a San Giovanni Rotondo, dove il frate con le stimmate irradiò la
serenità della sofferenza. E continuano a venirci a milioni i pellegrini,
sortilegio senza fine. Questo è il Gargano del miracolo nell'aria dopo il
Gargano dell'appagamento dei sensi. Ma il Gargano è anche archeologia. Un
susseguirsi dì segni della civiltà dell'uomo, dalle armi di selce dal finissimo
taglio, agli strumenti per la caccia, agli utensili per la vita di ogni giorno.
Primitivo e impaurito, quell'uomo ci viene incontro a raccontarci i suo c'era
una volta. Ci racconta che a Grotta Paglicci, dove si riparava, è il più
importante scrigno europeo del clima, della flora, della fauna, della vita fra
25.000 e 11.500 anni fa. E della Grotta Scaloria il nostro uomo fece tutto
un altare per l'adorazione delle acque sotterranee. E a Coppa Navigata infilò
sulle tombe le "stele daune", che narrarono l'Iliade prima di Omero. Le conserva
il museo di Manfredonia e qui gìà il Gargano corre verso la Terra di
Bari. Ma prima di prendere "quelle strade dritte e i grossi borghi bianchì",
il Subappennino Dauno è ciò che non ti saresti mai aspettato: unica
Puglia che non si affacci sul mare, unica Puglia dagli inverni sottozero, e
valli, e cascate, e vere
colline, e foglie inzuppate di umido, e aria frizzante, e odori dì camini.
E il buon Dio che ne è responsabile deve dirci perché ha voluto strafare come se
non bastasse già il Gargano ad alzargli
cotante lodi. Fortunato tu turista, che vieni da queste parti.
Testi di Lino Patruno dalla 'Puglia gran Turismo'
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